ATTO 145
Un dove eravamo rimasti.
Un foglio addormentato.
Una venatura.
Un insieme di istruzioni.
Un silenziare.
Un pensiero accavallato.
Un margine raggiunto, che diventa un altro margine.
Un inchiostro secco.
Un non pronunciare.
Un’onda che arriva su un’altra onda.
Una confusione che sfrigola, chiama a sedermici dentro.
Un bicchiere per terra.
Un qualcosa che ti attraversa i capelli.
Un forzare pesi col gomito.
Un voler essere trovata.
Uno smettere qualcosa che non sai cosa ma lo smettere è definitivo.
Un sapere che ti danza attorno.
Un qualcosa che regge, nonostante.
Una forza uguale e contraria.
Un passo morbido dai colori chiari, fruscianti.
Una mano che sa.
Una gentilezza di parola azzurra, sussurrata.
Un vento chiuso che sibila al soffitto.
Un fiore fermo, immobile, di vaso bagnato.
Un tavolo di macerie spalancate.
Un sedersi accanto.
Un calore a cui il naso crede, si affida.
Un cuscino che si allarga.
Un filtrare dai vetri.
Un ordine di armadi che piegano cose.
Una stanza che cambia di posto.
Una confusione nel collo che ti tira, qui e là.
Un movimento a vuoto. Incessante.
Un siediti. Un va bene così.
Una dolcezza che attraversa le chiavi, apre porte.
Un disegno di bimba piegato su un foglio.
Una riunione selvaggia di tamburi.
Un nero affilato nel bianco degli occhi.
Un urlo dei piedi.
Un’ umidità di boschi e foglie bagnate.
Un provaci ancora.
Un fermarsi da un tornare.
Un finalmente.
Un calore bagnato che si raffredda .
Un’ apertura con una luce in fondo.
Un non tremare.
Una lentezza.
Un battito che esplode.
Una cosmogonia.
Un impiastro.
Un tubo da cui esce un cielo.
Un cielo che diventa altro.
Una cosa che sgocciola dentro.
Un dentro e fuori.
Un abitarsi in una casa nuova.
Uno sciogliere cortecce nelle tempie.
Un carezzare e un tornare e un carezzare .
Una cadenza instancabile.
Una parola ancora, ancora.
Un rompere morbido che non si rompe.
Un albero pieno di pazienza.
Un’ampiezza che dura e accoglie.
Un esserci.
Un ridere dei gesti.
Una possibilità di dita.
Una mano che ci passa sopra e poi si ferma.
Un sono qui.
Un ci sei?
Un vieni con me?
Una domanda sciocca che si intenerisce da sola.
Una saggezza rossoscuro di una stoffa, vellutata.
Un non fermarti.
Un guizzare e un non aver paura guizzando.
Un astuccio pieno di fili.
Una bellezza di lembi della pelle raggiunti, curati.
Un canto tra i muscoli.
Un insieme di parole posate lì, che aspettano.
Un sodalizio.
Una forza che sale dai talloni.
Un prendimi cosi.
Un ti prendo cosi.
Una coperta nel cielo notturno.
Un labbro che si incurva.
Una libreria silenziosa.
Un sono pronta.
Un chissenefrega non sarò mai pronta.
Una cosa che danza sul tappeto.
Una freschezza di piedi che entrano nel letto.
Un vai.
Un vieni.
Una campana ferma con le sue possibilità.
Un andiamo.
Un disegno aperto che si asciuga, appena nato.
Un saluto delle borse appoggiate sui mobili.
Un appoggiarsi folgorante di una novità.
Una cosa fumante perfettamente riuscita.
Un non ci riesco.
Una fine che urla felice.
Una nuvola che esce dalle unghie.
Uno stare qui.
Un con te.
Un sentirsi dritta, intera.
Un raccogliere pezzi e farli sedere.
Un ridere tanto rumoroso.
Una noce nel cuore.
Una cosa infrangibile che suona.
Un andare verso.
Una possibilità calda e folle.
Una gioia con un levanoccioli.
Una tristezza che c’è, ok.
Una gonna.
Un cappello di sole e grano.
Un paio di scarpe posate all’entrata.
Un correre.
Un’urgenza di vestiti che si tolgono.
Un E’ andata così.
Un quaderno da leggere al buio, bocca su bocca.
Un io me che è pieno di io sfrigolanti.
Un ci sono.
Un essere qui.
Un mi dispiace mai arrivato.
Un bastarmi di domenica.
Un collo caldo e maschio di casa e carne.
Una solidità possibile, di legno che profuma.
Un è finito tutto.
Una fantasmagorica possibilità di ricevere.
Un essere viva qui a un tavolo, di mattina alle undici.
Un rumore di passi che arrivano.
Un fiume che gli altri non vedono.
Un inizio.
Un seme che dorme in un sogno.
Un ciao pieno di tepore.








