ATTO  141

E alle quattro della notte mentre gli uccellini già cantano che è primavera, dopo tre giorni di piogge monsoniche e hai attraversato la città deserta in macchina e stai già surfando su quell’onda tanto alta di aereoporti e saluti e valige e le piccole parole di sonno e di madre, ed entri ed esci dalle cose che tutte insieme se le sapessi raccontare sarebbero una storia, fumante e umana come tutte, ci metteresti dentro quel senso croccante di avercela fatta a stare dentro questa, tua di storia, sei solo una madre che porta un figlio all’aereoporto che c’è, nulla di che, ma senti sotto i piedi il mare alle spalle montagne,  alla fine, cara vita ce lo diciamo io e te in un sussurro ancora notturno, che sappiamo noi cosa sono i fiumi di questo scorrere fuori e dentro le cose, e non solo a grumi a sbalzi, ma un abbozzo di volo grande già alto e poderoso, andrebbe tutto già bene, basterebbe questo a dire che avanza e basta e basta e avanza e basta.